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I nuovi invisibili: quei ragazzi che non hanno paura di sporcarsi le mani con il lavoro

 

Sembra che nel nostro martoriato Paese tutti i giovani non siano che bamboccioni restii a qualsiasi tipo di lavoro “non all’altezza” (e magari, una volta tanto, spieghino, anche i loro genitori, quale sia l’”altezza” giusta).

In questi anni di incontri con l’iniziativa Il Quotidiano in classe dell’ Osservatorio Giovani-Editori, cui partecipa  il Sole 24 Ore, ho avuto invece l’occasione di parlare con tanti ragazzi che, anche durante l’anno scolastico, si danno da fare con lavoretti vari e aspettano l’estate per un’occupazione di un mese o due. Vale per tutti quello che mi ha detto un giovane di un blasonato liceo: “Ma sa che soddisfazione tornare a casa e far vedere il mio piccolo stipendio?”. Eppure siamo ancora nella situazione che se due coppie di genitori si incontrano, e parlano dei rispettivi figli, spesso accade questo:

Prima scena – “E tuo figlio cosa fa quest’estate? Ah, va a Londra a lavorare come tuttofare (lavapiatti non è politicamente corretto, ndr) nella cucina di un ristorante? Beeello” 

Seconda scena – “Sai, ho visto tuo figlio che consegnava le pizze…” E l’espressione dice tutto, tipo “siete proprio conciati così male?”

Allora un grande bravo a ciascuno di questi ragazzi che quasi sono costretti a rendersi invisibili sebbene lavorino sodo. Invece l’invito a una bella riflessione per quei tanti genitori che hanno dimenticato come qualsiasi onesto lavoro sia simbolo di dignità e crescita da esibire con orgoglio.

Anche se sporco di pomodoro di pizza.