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Quei tanti giovani lavoratori all’estero che l’Italia dimentica

Vorrei sbagliarmi, ma penso che quasi nessuno dei politici che parla della fuga dei nostri giovani all’estero abbia mai avuto la voglia – quella, perché il tempo si dovrebbe trovare sempre per temi così seri – di scorrere i social che raccolgono le community di questi ragazze e ragazzi quasi sempre costretti a lasciare il nostro Paese. Accanto a grandi talenti, superlaureati, ecc. ci sono infatti tantissimi lavoratori onesti che non esitano a svolgere qualsiasi mansione, anche le (ritenute) più modeste, con la grinta e la grande volontà di essere indipendenti e non pesare sulle proprie famiglie. Anche se per farlo spesso vivono peggio di quanto potrebbero fare qui, dove otterrebbero supporto economico da genitori, parenti e, magari, dallo Stato il solito, umiliante, assistenzialismo senza sbocchi lavorativi.

E’ un pezzo importante d’Italia all’estero ignorato, che invece meriterebbe un vero rispetto e al quale andrebbero fornite opportunità dal loro Paese impegnato invece in mille involuzioni sterili e stritolato da una burocrazia micidiale che soffoca tutto.