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Cinque consigli per trasformare la vostra idea di startup in un successo

E’ facile dire startup. Bastano una buona idea, possibilmente legata alla tecnologia, poi un paio di soci, tanta voglia di lavorare e in poco tempo arriveranno i finanziatori se non, addirittura, una bella quotazione alla borsa americana. Quindi: successo e denaro.
Ma usciamo dal mondo dei sogni di cui solo pochissimi si avverano, e rientriamo nella realtà “diffusa”. La voglia e, in alcuni casi, la corsa a realizzare una nuova società sta affascinando molti giovani alla ricerca di un lavoro. Così la startup-mania si va diffondendo sempre di più con il rischio di essere presa come una delle tante possibilità di “ripiego” ed esponendo chi imbocca questa strada a molti rischi. Ecco allora, sintetizzando i consigli di alcuni noti esperti tra i quali il professor Giuseppe Serazzi ( uno dei fondatori nel 2000 dell’Acceleratore di impresa del Politecnico di Milano, tra i primi trampolini di lancio di giovani aziende hi-tech) che ci ha aiutato in questa ricognizione, cinque “suggerimenti” che potranno aiutarvi a stabilire se la startup che avete in mente avrà molte difficoltà ad arrivare al successo oppure se al contrario riuscirete a farcela.
Attenzione, però. La creazione di una startup non è una scienza esatta, nel senso che non esiste una lista di step da seguire per essere sicuri di avere successo, ma anzi ogni iniziativa segue propri percorsi. E poi non siamo in una delle mitiche “Silicon Valley” nelle quali esistono condizioni ideali per lo sviluppo di high-tech startup, ma viviamo e conviviamo con notevoli diversità di tipo socio-economico, di organizzazione, di mentalità e di mercato. Per quanto riguarda invece la preparazione tecnologica dei giovani laureati, molti possono competere ad armi pari con i ragazzi europei o americani.
Pronti? Start.

1- Partenza in supersalita. Ma…

La fase iniziale del processo di creazione di una startup è molto critica a causa degli effetti, positivi e negativi, che ogni azione produce sul futuro sviluppo dell’impresa ed è anche molto influenzata dalle condizioni iniziali dei neo-imprenditori.
Si inizia a formare il team, a focalizzare l’idea, a valutare la sua realizzazione pratica e a ipotizzare il modello di business in base alle esigenze del mercato e dei clienti. Si deve poi passare alla realizzazione di un prototipo iniziale del prodotto/servizio. Operazione che sarebbe bene effettuare in partnership con un primo cliente “amico” che contribuisca non solo alle verifiche tecniche delle varie funzionalità, ma anche alla valutazione della loro utilità pratica. Lo step successivo è quello dell’acquisizione dei primi clienti che porteranno finalmente i primi introiti economici.
Però va subito evidenziato che durante tutto questo periodo, almeno un anno, ben difficilmente si potrà contare su introiti economici, siano essi derivanti da finanziamenti o dalle attività della startup, mentre sicuramente vi saranno molti costi da affrontare. Pertanto sin dall’inizio bisogna cominciare a pensare al problema della sopravvivenza economica. Varie sono le opzioni da considerare in funzione della condizione iniziale dei neo-imprenditori.
a) Se siete studenti e state svolgendo la tesi di laurea allora, in generale, sarete ancora supportati dalla famiglia che sarà in grado di sostenervi ancora per in certo periodo post laurea, almeno per le spese di sopravvivenza. Un utilizzo efficace, non solo da un punto di vista economico, del periodo di svolgimento della tesi di laurea è quello di riuscire, compatibilmente con gli altri impegni, a sviluppare l’idea e magari anche a realizzare un primo prototipo, anche se parziale, del prodotto/servizio. Meglio ancora se state svolgendo un periodo di internship presso un’azienda o se siete studenti di dottorato. In questi casi avrete una borsa di studio che vi permetterà una certa indipendenza economica, anche se piuttosto limitata. L’essere studente di dottorato è una condizione privilegiata per avviare una startup. Oltre ad essere più maturi, avrete la possibilità di crearvi conoscenze tecnologiche molto specialistiche e di confrontarvi con validi colleghi per un periodo di tempo piuttosto consistente durante il quale potrete trovare compagni di avventura e realizzare un primo prototipo. In questo modo si ridurrà la durata del periodo di avviamento nel quale solitamente mancano risorse economiche.
b) Se, invece, subito dopo la laurea o comunque nel momento in cui volete avviare la startup, non potrete contare sul supporto economico della famiglia, non bisogna demoralizzarsi ma sarà necessario trovare altre vie di finanziamento. Particolarmente interessante è quella del lavoro part-time presso un’azienda con attività in un settore affine a quello della startup. Tra i suoi aspetti positivi, oltre ad un certo ritorno economico, vi sarà la possibilità di verificare la fattibilità tecnica del prodotto/servizio e la concretezza del business plan ipotizzato, inoltre potrete completare il vostro profilo con esperienze commerciali dovendo soddisfare le esigenze dei clienti.
In aggiunta, in questo periodo iniziale qualche limitato finanziamento può essere ottenuto partecipando con successo alle varie competizioni per le migliori idee di business bandite da enti pubblici o privati. Per minimizzare i costi, e non solo per questo, è molto utile cercare di essere ospitati in un incubatore, organizzato da istituzioni pubbliche o da aziende private. Tali strutture sono particolarmente orientate alle startup e ne aiutano lo sviluppo intervenendo in varia misura su aspetti cruciali di tipo organizzativo e logistico e favoriscono il networking con nuovi partner, manager, altre startup che operano in settori affini, investitori, potenziali clienti, ed altro.

2- Uomo solo al comando? Bello. Ma …

Essere soli è “attraente”, ma piuttosto pericoloso: avrete sempre ragione, non dovrete giustificare ad altre persone le vostre decisioni, avrete totale libertà di spesa, ecc. ecc. però non avrete mai una franca e positiva discussione sia sugli aspetti tecnici sia su quelli strategici e finanziari. E questo potrebbe non salvarvi da una deriva pericolosa che a volte si assume senza accorgersene; in altre parole, non avrete un contradditorio costruttivo. Poiché la probabilità di essere in disaccordo su decisioni di qualsiasi tipo è proporzionale al numero di persone coinvolte nella discussione, due potrebbe essere il numero “ottimo”. Tuttavia è necessario fare anche altre considerazioni basate sulla “completezza” professionale del gruppo di partner ed in tale caso il numero ottimale potrebbe anche aumentare a tre o quattro. Anche perché:
a) Un neo-imprenditore con competenze di tipo “tecnologico” conosce bene (si spera) le nuove tecnologie.
Ma …
non ha cultura né commerciale né di management (o sono molto limitate), tuttavia ritiene di poterle acquisire velocemente e con poco sforzo
ricerca la perfezione tecnologica nei prodotti da lui sviluppati, continuando a elaborarne nuove versioni sempre più sofisticate
dedica scarsa attenzione alle esigenze del mercato perché “lui” ha ideato i prodotti dunque “lui” sa cosa vogliono i clienti
ha difficoltà a lavorare in gruppo e ad accettare consigli/suggerimenti tecnici in quanto un “genio” non ascolta mai, ma alla fine avrà intorno a sé soltanto yes-man che eviteranno qualsiasi critica
considera importanti soltanto gli aspetti tecnologici, sottovalutando tutti gli altri elementi del business tra i quali costi e ricavi.
b) Un neo-imprenditore con competenze di tipo “gestionale” conosce bene (si spera) le tecniche di business e di gestione aziendale.
Ma …
non ha cultura tecnica (o è molto limitata) però ritiene che la tecnologia sia una commodity che si può acquistare facilmente ed a basso costo
crea facilmente business plan a 2 cifre come quelli che vogliono i venture capitalist, ma che hanno scarsa attinenza con la sua startup e la realtà locale nella quale si troverà ad operare inizialemnte
ha difficoltà a discutere con i tecnologi perché “sono pagati per fare non per discutere”
dedica poca attenzione alle difficoltà tecniche, “lui” sa quali sono le esigenze dei clienti ed i tecnici devono solo realizzarle
considera indispensabile un finanziamento, trascurando il fatto che forse riuscirà ad ottenerlo, ma con difficoltà, dopo un certo periodo di tempo

Allora? Si troverà mai una persona con tutte le caratteristiche positive ora descritte?
In modo realistico, Ia scelta migliore è creare un team di neo-imprenditori con persone che hanno un mix di conoscenze diverse tra di loro in modo da poter disporre di tutte le competenze necessarie per il potenziale successo della startup.
Andranno comunque evitate le rischiose relazioni di parentela o affettive tra i membri del team.

3 – Soddisfare il mercato e non il proprio ego. Ma …
Non è poi così facile. E’ evidente che i prodotti/servizi realizzati debbano soddisfare esigenze effettive del mercato e dei clienti. Eppure questo concetto, del tutto ovvio, non viene sempre applicato nella pratica. A volte un neo-imprenditore è molto orgoglioso di sé e della sua idea sulla quale è basata la startup. Anzi, è talmente convinto della “superiorità” della sua idea, e quindi del prodotto conseguente, che continua a migliorarlo adottando tecnologie sempre più sofisticate non appena queste sono disponibili. Questa supervalutazione del proprio “io” e del prodotto/servizio realizzato gli fa gradualmente perdere il contatto con le esigenze dei clienti e con la realtà del mercato.
La strategia giusta è ascoltare i feedback dei clienti invece di continuare a rilasciare al buio nuove versioni sempre più sofisticate. Agilità e dinamismo sono le caratteristiche fondamentali per una startup di successo. Saper cogliere i sintomi dal mercato e trarne ispirazione per modificare rapidamente i prodotti/servizi realizzati è una caratteristica fondamentale per avere successo. Sicuramente un aiuto in questa direzione viene dalla validità del mix di partner fondatori della startup. Ci deve sempre essere qualcuno che riesce a limitare il super-ego del creatore tecnologo!
In sintesi, il successo di una startup è connesso alla capacità di portare le innovazioni tecnologiche sul mercato in tempi rapidi.

4 – Sì, ora trovo i finanziamenti. Ma …

Illudersi che i finanziamenti arrivino soltanto perchè l’idea è buona è altamente rischioso.
Occorre considerare che nei primi momenti di vita di una startup non c’è alcun ricavo mentre vi sono sicuramente dei costi da affrontare. Questa situazione critica si protrarrà per un periodo di durata variabile, anche superiore ad un anno, e dipenderà anche dalla storia personale dei partners, dal tipo di prodotto/servizio sviluppato e dal contesto nel quale la startup dovrà operare.
Al punto 1 abbiamo già affrontato il problema della sopravvivenza economica iniziale quando il neo-imprenditore è in grado di avere un supporto, anche minimo, dalla famiglia oppure da altri introiti, ad esempio un lavoro part-time.
Si è anche accennato ad altre possibilità di supporto limitato attraverso le competizioni per le migliori idee di business che vengono bandite regolarmente da enti pubblici e organizzazioni private.
Questi supporti non sostituiscono i finanziamenti che saranno necessari per lo sviluppo delle attività. La condizione ottimale è chiaramente quella di riuscire ad avere dei ricavi acquisendo velocemente i primi clienti. Il verificarsi di questa condizione sarà favorita se il neo-imprenditore ha avuto la possibilità di sviluppare l’idea della startup e realizzare, almeno parzialmente, il prototipo in un periodo nel quale svolgeva un’altra attività.
Se invece le condizioni iniziali del neo-imprenditore richiedono un finanziamento sin dai primi momenti di vita della startup, allora è bene sapere che, ammesso che si trovi un investitore disposto ad accordare fiducia all’iniziativa, tale aiuto costerà molto caro. Infatti, un finanziamento in queste prime fasi viene considerato ad alto rischio e si dovranno cedere quote della startup piuttosto consistenti anche per importi piuttosto limitati.
Altro discorso è invece quello dei finanziamenti che si rendono necessari per supportare la crescita del business, che dovranno essere reperiti al termine del “periodo iniziale”. Il loro importo è decisamente superiore a quello richiesto in precedenza. Esistono molti organismi, pubblici e privati, predisposti alla loro erogazione e il processo per accedervi è decisamente più strutturato rispetto alla prima fase.
Tra gli argomenti che spesso vengono considerati dagli investitori vi è anche quello dei brevetti. Mentre la loro presenza è sicuramente utile in fase di negoziazione, nel periodo iniziale della startup spesso essi rappresentano dei costi aggiuntivi e non portano nessuna facilitazione alle attività di business.
Se il neo-imprenditore è ancora uno studente, di master o di dottorato, allora potrà utilizzare le politiche di Technology Transfer dell’università relative alla proprietà dei brevetti riducendo o annullando i relativi costi.

5 – Ora o mai più. Ma …
Pronti però al piano B. Tirando le somme: bisogna aver paura di “non riuscire” nella creazione di una startup o vale sempre la pena provare? Sì, è sempre il caso di provare.
Le condizioni molto favorevoli nelle quali vi trovate al termine degli studi, con il cervello brillante e solitamente senza pesanti responsabilità di tipo familiare, difficilmente si ripresenteranno nella vostra vita. Se comunque non otterrete risultati interessanti, potrete sempre smettere e cercare altre soluzioni professionali. Vi sarete in ogni caso arricchiti sia da un punto di vista umano, per tutti i contatti che avrete dovuto attivare, sia professionale, per le esigenze che avrete dovuto soddisfare e per i ruoli che avrete dovuto ricoprire. Se entro un periodo di tempo ragionevole, la cui durata dipende dal prodotto/servizio, la startup non decolla allora bisogna rapidamente rivedere alcune delle scelte effettuate riguardanti le caratteristiche del prodotto/servizio, il modello di business, il team, la politica commerciale, ed altro ancora. E non dimenticate di appoggiarvi il più possibile a strutture predisposte per aiutare la creazione di startup: ad esempio gli incubatori universitari e privati, le associazioni di manager, le business school, i network degli investitori, le associazioni internazionali ed altre ancora.
Start.

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